
De Chirico Giorgio
// BIOGRAFIANota Biografica
Giorgio de Chirico nacque il 10 luglio 1888 a Volos, in Tessaglia, da una famiglia italiana di nobile ascendenza. Il padre, Evaristo de Chirico, ingegnere ferroviario palermitano, fu tra i protagonisti della costruzione delle prime reti ferroviarie in Bulgaria e in Grecia. La madre, Gemma Cervetto, baronessa genovese nata a Istanbul, completava un quadro familiare già intriso di quel cosmopolitismo inquieto e un po’ decadente che avrebbe impregnato tutta l’opera del futuro maestro della metafisica.
L’infanzia trascorsa tra Volos e Atene segnò profondamente il giovane Giorgio: imparò il greco, respirò il mito classico e sviluppò quel senso di malinconia mediterranea che sarebbe diventato uno dei tratti distintivi della sua arte. Nel 1891 morì la sorella maggiore Adelaide; poco dopo nacque il fratello Andrea, destinato a diventare Alberto Savinio, figura eclettica di musicista, scrittore e pittore.
Nel 1906, dopo la morte del padre, la famiglia si trasferì in Italia. Giorgio visitò Milano e si stabilì a Firenze, dove frequentò l’Accademia di Belle Arti. Nel 1907 si iscrisse all’Accademia di Monaco di Baviera: qui scoprì l’arte simbolista di Arnold Böcklin e soprattutto di Max Klinger, che esercitarono su di lui un’influenza decisiva. Le atmosfere sognanti, le architetture solenni e il senso di mistero di questi artisti divennero i semi della futura pittura metafisica.
Tornato in Italia, si stabilì a Milano e poi a Firenze. Fu proprio nella città toscana, nell’autunno del 1910, che avvenne la celebre “rivelazione”: mentre passeggiava in Piazza Santa Croce, de Chirico ebbe una sorta di visione estatica che gli ispirò L’enigma di un pomeriggio d’autunno, la prima vera opera metafisica. Da quel momento nacque il suo universo personale: piazze deserte illuminate da una luce irreale, arcate infinite, treni lontani, statue enigmatiche e manichini senza volto.
Dal 1911 al 1915 visse a Parigi, dove raggiunse il fratello Alberto. Frequentò Guillaume Apollinaire (che coniò il termine “pittura metafisica”), Max Jacob, Pablo Picasso e l’ambiente delle avanguardie. Furono anni fecondissimi: partecipò al Salon d’Automne e al Salon des Indépendants, creò alcune delle sue opere più iconiche e consolidò la sua fama internazionale, anche se il successo economico rimase modesto.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Giorgio e Alberto si arruolarono volontari e furono inviati a Ferrara. Qui de Chirico visse uno dei periodi più intensi e produttivi della sua vita. La città estense, con i suoi palazzi rinascimentali, le piazze silenziose e un’atmosfera sospesa tra passato e presente, divenne per lui una fonte inesauribile di ispirazione. Non dipinse più solo grandi piazze assolate, ma nature morte popolate di oggetti incongrui: biscotti, guanti, carte geografiche, uova, cannoni e manichini. Frequentò il gruppo ferrarese, strinse amicizia con Carlo Carrà e Filippo de Pisis, e visse un’intensa relazione sentimentale con la giovane ferrarese Antonia Bolognesi.
Dopo la guerra, de Chirico attraversò una fase di maturità complessa. Partecipò alla Biennale di Venezia (1924 e 1932) e alla Quadriennale di Roma (1935). Nel 1936-37 si trasferì a New York, dove espose con successo alla Julien Levy Gallery, collaborò con Vogue e Harper’s Bazaar e lavorò come decoratore di interni, realizzando persino una sala da pranzo insieme a Picasso e Matisse.
Negli anni Cinquanta e Sessanta la sua pittura si caratterizzò per autoritratti in costume barocco, vedute di Venezia e nature morte virtuosistiche. Continuò a dipingere alternando opere di chiara ispirazione metafisica a quadri di impianto più classico e tradizionale. Fu anche scrittore: il suo romanzo Hebdomeros (1929) è un testo onirico, senza trama lineare, che riflette perfettamente il suo mondo pittorico fatto di sogni, ricordi e suggestioni ipnagogiche.
Morì a Roma il 20 novembre 1978, dopo una lunga malattia, nella sua casa-atelier di Piazza di Spagna. Fu sepolto nella chiesa di San Francesco a Ripa, nella cappella del venerabile Antonino Natoli, con tre sue opere donate dalla vedova Isabella Pakszwer Far, compagna devota degli ultimi decenni.
Metodologia e visione artistica
De Chirico è universalmente riconosciuto come il fondatore della pittura metafisica. Le sue opere del periodo 1910-1920 sono caratterizzate da un senso di straniamento assoluto: piazze vuote, architetture classiche immerse in una luce innaturale, ombre lunghissime, statue e manichini senza volto. Oggetti quotidiani vengono decontestualizzati e posti in contesti irreali, creando un effetto di mistero e inquietudine esistenziale.
Influenzato da Nietzsche, Schopenhauer e dalla filosofia greca, de Chirico non voleva rappresentare la realtà visibile, ma rivelare “l’enigma delle cose comuni”. La sua arte cerca di cogliere ciò che sta dietro l’apparenza: il lato eterno, inquietante e metafisico dell’esistenza.
Negli anni successivi tornò periodicamente ai temi metafisici, pur coltivando uno stile sempre più classicista e barocco. Fu anche incisore, scenografo e scrittore di notevole talento. La sua capacità di muoversi tra avanguardia e tradizione, tra innovazione radicale e ritorno all’antico, lo rese una delle figure più complesse, controverse e affascinanti dell’arte del Novecento.
// RIFERIMENTI_BIBLIOGRAFICIBibliografia
Giorgio de Chirico, Hebdomeros, Paris, Éditions du Carrefour, 1929.
Giorgio de Chirico, Memorie della mia vita, Roma, Astrolabio, 1945.
Maurizio Fagiolo dell’Arco, Giorgio de Chirico. Il tempo di Apollinaire, Roma, De Luca, 1981.
Paolo Baldacci, Giorgio de Chirico. La vita e l’opera, Milano, Leonardo Arte, 1997.
Wieland Schmied, Giorgio de Chirico. The Eternal Return, München – New York, Prestel, 1997.
Maurizio Calvesi – Elena Gazzola, De Chirico. La metafisica, Milano, Federico Motta Editore, 2003.
Katia Tenti, Giorgio de Chirico. Catalogo generale, Milano, Electa, 2007-2015.
Emily Braun, Giorgio de Chirico and the Metaphysical City, New Haven – London, Yale University Press, 2014.
Victoria Noel-Johnson (a cura di), Giorgio de Chirico. Myth and Mystery, Milano, Skira, 2017.
Luca Massimo Barbero (a cura di), De Chirico. Pittore e scultore, Venezia, Marsilio, 2019.