
Pantaleoni Maffeo
// BIOGRAFIANota Biografica
Maffeo Pantaleoni è stato uno degli economisti italiani più brillanti, controversi e influenti tra Otto e Novecento. Massimo divulgatore del marginalismo e della scuola neoclassica in Italia, difese con passione il libero mercato, il rigore matematico e una visione darwiniana della società, considerandola una grande arena dove solo i più efficienti meritano di sopravvivere. Docente instancabile, insegnò economia politica e scienza delle finanze a Bari, Venezia, Camerino, Macerata, Napoli, Ginevra, Pavia e infine a Roma “La Sapienza”.
Accanto all’attività accademica ricoprì ruoli di alto profilo: fu direttore generale della Cirio negli anni Novanta dell’Ottocento e delegato italiano presso la Società delle Nazioni.Dal 1890 al 1924 diresse, insieme ad Antonio De Viti De Marco e Ugo Mazzola, il Giornale degli economisti, trasformandolo in una delle riviste scientifiche più autorevoli d’Europa. Economisti del calibro di Piero Sraffa lo definirono «il principe degli economisti italiani», mentre James M. Buchanan (futuro premio Nobel) lo indicò come precursore fondamentale della moderna teoria delle scelte pubbliche.La sua parabola intellettuale fu quanto di più movimentato si possa immaginare: iniziò come radicale, passò attraverso un nazionalismo acceso e finì con posizioni antisemite e vicine agli ambienti che avrebbero favorito l’ascesa del fascismo.
Partecipò all’impresa di Fiume come ministro delle Finanze della Reggenza di D’Annunzio, cercò di applicare i suoi principi liberisti in un contesto rivoluzionario e terminò la carriera come senatore del Regno.
Origini e formazione
Nato a Frascati da padre medico e politico liberale e da madre nobile irlandese, Pantaleoni crebbe in un ambiente impregnato di ideali risorgimentali. Dopo studi in collegi parigini e tedeschi, si laureò in giurisprudenza a Roma con una tesi pionieristica sulla traslazione dei tributi. Già da giovane mostrò un carattere battagliero e un’intelligenza tagliente, qualità che lo resero sia un grande teorico sia un polemista temuto.
L’impegno accademico e politico
Acquistato il Giornale degli economisti, ne fece una roccaforte del marginalismo e del liberismo italiano. Critico feroce dell’interventismo statale, si scagliò contro protezionismi, spese militari eccessive e ogni forma di “prezzo politico” (cioè i calmieri e le distorsioni imposte dalla politica). Nel 1892 fu tra i protagonisti dello scandalo della Banca Romana: consegnò al deputato Colajanni la relazione che denunciava le irregolarità, contribuendo a far esplodere uno dei più grandi scandali finanziari dell’Italia post-unitaria.Eletto deputato nel 1900 nel collegio di Macerata, fu un parlamentare scomodo: prima radicale, poi sempre più nazionalista. Massone, difese con forza la libertà di espressione, ospitando nella sua casa ginevrina anche esuli socialisti dopo i moti di Milano del 1898, nonostante le sue idee fossero diametralmente opposte.
Il nazionalismo e l’avventura fiumana
Negli anni Dieci aderì all’Associazione Nazionalista Italiana, rappresentando la corrente “liberista” contro quella statalista di Alfredo Rocco. Convinto imperialista, sostenne la guerra di Libia e la partecipazione dell’Italia alla Prima Guerra Mondiale.Dopo Caporetto e la “vittoria mutilata”, il suo nazionalismo si radicalizzò. Nel 1920 accettò l’invito di Gabriele D’Annunzio e divenne ministro delle Finanze della Reggenza del Carnaro. Un liberista rigoroso al servizio di un’impresa poetico-rivoluzionaria: un accostamento paradossale che ben riassume la complessità del personaggio.
Gli ultimi anni e la morte
Negli anni Venti si avvicinò a posizioni antisemite e collaborò con Giovanni Preziosi alla rivista La Vita Italiana, contribuendo purtroppo alla diffusione in Italia dei Protocolli dei Savi di Sion. Nel 1923 fu nominato senatore su proposta di Mussolini.Il 29 ottobre 1924, a Milano, durante il primo Congresso internazionale del risparmio, pronunciò un lungo e appassionato discorso in francese in difesa del risparmio privato e del mercato libero. Fu il suo canto del cigno: terminato l’intervento, si accasciò sul podio e morì pochi minuti dopo per un attacco cardiaco, a soli 67 anni.
Pensiero economico
Pantaleoni fu un ponte tra economia classica e marginalismo. Nella sua opera maggiore, Principii di economia pura (1889), tentò di conciliare Ricardo con Walras, introducendo l’ipotesi edonistica (massimizzazione dell’utilità con minimo sforzo) e una visione darwiniana della concorrenza di mercato. Considerava la libera competizione come una selezione naturale che premia i più efficienti.Nella scienza delle finanze fu un pioniere: applicò il concetto di utilità marginale alla spesa pubblica e sviluppò la teoria dei “prezzi politici”, criticando ogni intervento dello Stato che distorcesse i meccanismi di mercato.Fino alla fine rimase un convinto difensore del laissez-faire, anche quando le sue posizioni politiche si fecero più radicali e controverse.Un economista geniale, battagliero e contraddittorio, che incarnò come pochi le tensioni culturali e ideologiche dell’Italia tra Otto e Novecento.
// RIFERIMENTI_BIBLIOGRAFICIBibliografia
Giuseppe Frisella Vella, Maffeo Pantaleoni, Palermo, Tipografia Boccone del Povero, 1925.
Piero Sraffa, Maffeo Pantaleoni, in The Economic Journal, vol. 34, 1924, pp. 648-654.
Gino Borgatta, Maffeo Pantaleoni, Torino, UTET, 1932.
Emilio Zaccagnini, Maffeo Pantaleoni. La vita e le opere, Macerata, Tipografia Maceratese, 1956.
Luca Michelini, Maffeo Pantaleoni. Analisi economica e teoria del valore, Milano, Giuffrè, 1998.
Luca Michelini, Economia e nazionalismo. Il pensiero economico di Maffeo Pantaleoni, Milano, Giuffrè, 2000.
Mario Baldassarri – Guido Traficante (a cura di), Maffeo Pantaleoni. L’uomo, l’economista, il politico, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2014.
Manuela Mosca, Maffeo Pantaleoni. Un economista eclettico, Venezia, Marsilio, 2019.