
Ray Man
// BIOGRAFIANota Biografica
Man Ray (pseudonimo di Emmanuel Radnitzky) fu uno dei pochi artisti capaci di essere contemporaneamente pittore, fotografo, regista, grafico e grande rompiscatole del Novecento. Esponente di Dadaismo e Surrealismo, incarnò alla perfezione lo spirito di chi prendeva l’arte molto sul serio… per prenderla in giro meglio.
Pur essendo un ottimo pittore e creatore di oggetti deliranti, nonché autore di film d’avanguardia che oggi studiamo nei corsi di cinema sperimentale (Le retour à la raison, Anémic Cinéma, Emak-bakia, L’Étoile de mer, Le Mystère du château du Dé), è passato alla storia soprattutto come fotografo surrealista. Ironia della sorte per uno che aveva iniziato a fotografare solo per documentare le proprie opere.
Una vita da dadaista con stile
Nato a Filadelfia nel 1890 da immigrati russi di origine ebraica, Emmanuel crebbe a New York. Dopo aver rifiutato una borsa di studio in architettura («troppo borghese»), si buttò nell’arte. Nel 1912 adottò lo pseudonimo Man Ray – letteralmente “Uomo Raggio” – un nome che suona come un supereroe dadaista.
Nel 1915 conobbe Marcel Duchamp, che divenne suo grande amico e complice. Insieme diedero vita al Dadaismo newyorkese, un movimento che a New York, secondo Man Ray, «non poteva vivere». Dopo un unico numero della rivista New York Dada (1921), dichiarò la morte del movimento e, come Duchamp, scappò a Parigi.
Nella capitale francese divenne rapidamente uno dei fotografi più richiesti dell’avanguardia. Ritrasse James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau, Picasso e praticamente chiunque contasse nell’ambiente artistico. La sua vera arma segreta erano i rayographs (o rayografie): fotogrammi ottenuti mettendo oggetti direttamente sulla carta sensibile. Li scoprì per caso in camera oscura, irritato, poggiando vetri su un foglio «vergine». Ne venne fuori un mondo di ombre, forme e paradossi che ancora oggi incanta.
Si legò sentimentalmente e artisticamente a Kiki de Montparnasse, musa assoluta e modella preferita. Fotografò nudi potenti (come la serie con Meret Oppenheim) e lavorò anche per Vogue, dimostrando che si può essere surrealisti di giorno e pagare l’affitto con la moda.
Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale, tornò negli Stati Uniti (prima New York, poi Los Angeles), insegnò e continuò a esporre. Finita la guerra, però, fece subito ritorno a Parigi, la sua vera casa. Morì a Montparnasse il 18 novembre 1976. Sulla tomba, nel cimitero dello stesso quartiere, volle un epitaffio perfetto:
«Noncurante, ma non indifferente.»
(La tomba fu vandalizzata nel 2019 da un ubriaco: neanche da morto Man Ray è riuscito a sfuggire al Dadaismo.)
Le opere
Oltre alle celebri fotografie, Man Ray creò oggetti iconici come Cadeau (un ferro da stiro con i chiodi) e Oggetto da distruggere (un metronomo con un occhio incollato). Oggetti che non sono semplici ready-made, ma ready-made modificati: Duchamp con ironia fredda, Man Ray con ironia calda e surreale.
Il suo genio sta proprio in questo strano connubio: prendeva oggetti banali della vita quotidiana, li decontestualizzava, li violentava poeticamente e li trasformava in enigmi mentali. Tra tutti i dadaisti, fu probabilmente quello più vicino allo spirito surrealista: non solo distruggeva l’arte tradizionale, la seduceva e la faceva ballare su una musica serenamente dissonante.
// RIFERIMENTI_BIBLIOGRAFICIBibliografia
Lara Vinca Masini, Arte contemporanea, Milano, Giunti ed., 197; Arturo Schwarz, Man Ray, Giunti Editore, Firenze 1998; Man Ray, Self Portrait, Boston, Little, Brown and Company, 1963; Neil Baldwin, Man Ray: American Artist, New York, Clarkson N. Potter, 1988. Arthur Lubow, Man Ray: The Artist and His Shadows (Jewish Lives Series), New Haven – London, Yale University Press, 2021. Mark Braude, Kiki Man Ray: Art, Love, and Rivalry in 1920s Paris, New York, W.W. Norton & Company, 2022; Jennifer Mundy (a cura di), Man Ray: Writings on Art, Los Angeles, Getty Research Institute, 2016. Francis M. Naumann, Conversion to Modernism: The Early Work of Man Ray, New Brunswick, Rutgers University Press, 2003. Emmanuelle de l’Ecotais & Alain Sayag, Man Ray: Photography and Surrealism, Paris – New York, Thames & Hudson / Centre Pompidou; Jean-Hubert Martin (a cura di), Man Ray: Objets de mon affection. Sculptures et objets. Catalogue raisonné, Paris, Philippe Sers Éditeur, 1983; The Metropolitan Museum of Art, Man Ray: When Objects Dream (catalogo della mostra), New York – New Haven, The Metropolitan Museum of Art – Yale University Press, 2025; Taschen, Man Ray (monografia illustrata), Köln, Taschen, 2026.