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Saint-Point Valentine (de)

Saint-Point Valentine (de)

(Lione, 16 febbraio 1875 – Il Cairo, 28 marzo 1953)
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// BIOGRAFIA

Valentine de Saint-Point, nata Anna Jeanne Valentine Marianne Desglans de Cassiat-Vercell il 16 febbraio 1875 fu una delle figure più libere, eccentriche e contraddittorie del primo Novecento europeo.

Scrittrice, poetessa, drammaturga, danzatrice, pittrice, scultrice, teorica del femminismo futurista e, negli ultimi anni, mistica convertita all’Islam: una donna che attraversò il secolo come una cometa, lasciando dietro di sé scandali, manifesti e un’aura di leggenda.Figlia di un padre che morì quando lei aveva otto anni e di una madre che non riuscì a frenarne il temperamento vulcanico, Valentine crebbe con la consapevolezza di appartenere a una stirpe nobile ma inquieta. Lontana parente di Alphonse de Lamartine, adottò il nome di Saint-Point dal castello di famiglia, quasi a voler sigillare con un titolo altisonante la propria vocazione per l’eccesso e la grandezza.


I matrimoni e la libertà conquistata

Nel 1893, a diciotto anni, sposò un professore di lettere di quattordici anni più anziano. Il matrimonio durò sei anni, finché il marito morì. Nel 1900 si risposò con Charles Dumont, un filosofo ordinario a Parigi. Anche questo legame si rivelò presto soffocante. Valentine ottenne il divorzio con colpa nel 1904, gesto audace per l’epoca, e scelse di vivere una “libera unione” con Ricciotto Canudo, poeta, romanziere e primo grande teorico del cinema (colui che lo definì “la settima arte”).


Fu Canudo a introdurla nella cerchia degli artisti parigini e a spingere la sua visione “cerebrista”: un’arte che non si limita a emozionare, ma che deve far pensare, provocare, scuotere la mente. Da quel momento Valentine si dedicò completamente alla creazione artistica in tutte le sue forme, con un’energia che rasentava l’ossessione.


Il debutto letterario e le prime provocazioni

Il suo esordio poetico avvenne nel 1905 con Poèmes de la Mer et du Soleil. L’anno successivo pubblicò la trilogia Un Amour, Un Inceste, Une Mort, opere dense di sensualità, morte e desiderio che scandalizzarono il pubblico benpensante. Non contenta, scrisse un saggio su Auguste Rodin, di cui fu musa e, secondo alcune voci, anche amante. Rodin la definiva “la dea di carne della sua ispirazione marmorea”. Nel 1908 uscì Le Poèmes d’Orgueil, raccolta che Guillaume Apollinaire elogiò definendola «mirabili canti lirici, talvolta aspri come profezie». Valentine si dedicò anche al teatro con Le Déchu, rappresentato al Théâtre des Arts, e sognò un “Teatro della Donna” in cui la femminilità non fosse ridotta a passionalità o avvenenza, ma rappresentata nella sua complessità.


Il Futurismo e i manifesti scandalosi

Il vero colpo di genio arrivò nel 1912. In risposta al Manifesto del Futurismo di Marinetti – che al punto 9 proclamava il «disprezzo della donna» – Valentine pubblicò Il Manifesto della Donna Futurista. Fu la sola donna a firmare manifesti in quel periodo storico. In esso sosteneva che l’umanità non è fatta di maschi e femmine, ma di mascolinità e femminilità presenti in ogni individuo completo. Le donne, secondo lei, dovevano riappropriarsi dei loro istinti più profondi, compresa la lussuria, intesa non come vizio ma come forza creatrice e distruttrice.

Il secondo manifesto, Il Manifesto della Lussuria (1913), fece ancora più scalpore. Valentine lo dedicò a tutte le donne che pensavano come lei ma non avevano il coraggio di dirlo. La lussuria, liberata dal moralismo, diventava energia vitale, fonte di rinnovamento e potenza. Lo scandalo fu enorme. Molti la accusarono di immoralità; altri, come Italo Tavolato, la difesero con entusiasmo.


Marinetti stesso la invitò a far parte della direzione del movimento futurista come rappresentante dell’“azione femminile”. Valentine accettò, ma mantenne sempre una posizione autonoma, spesso critica verso certi aspetti machisti del futurismo italiano.


La danza e la Metacoria

Nel 1913 Valentine annunciò il suo debutto come danzatrice con uno spettacolo di Metacoria, termine da lei inventato per indicare una danza che esprimeva un’idea pura, al di là del coro tradizionale. Si esibiva con il volto velato, per mettere in risalto solo le linee del movimento. Le sue performance, tra danza, poesia, musica e geometria, furono rivoluzionarie, ma suscitarono anche perplessità nello stesso Marinetti, che le rimproverò di essere troppo intellettuale e poco “dinamica”.Si esibì al Théâtre Léon Poirier e in altri teatri europei. Nel 1917, durante un tour negli Stati Uniti, danzò al Metropolitan Opera House di New York.


La guerra, l’Egitto e la conversione

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Valentine si arruolò come infermiera della Croce Rossa, ma lasciò presto l’incarico disgustata dalle speculazioni di alcuni. Si rifugiò in Spagna e poi negli Stati Uniti. Tornando in Europa si fermò in Egitto, dove si convertì all’Islam prendendo il nome di “Luce spirituale della religione”. Qui divenne un punto di riferimento per i nazionalisti egiziani, sostenendo la causa contro gli interessi francesi e inglesi. Negli anni Trenta si avvicinò a correnti mistiche ed esoteriche, frequentando René Guénon. Visse gli ultimi anni al Cairo, dedicandosi all’agopuntura e alla radioestesia, in condizioni di crescente indigenza. Morì il 28 marzo 1953 al Cairo, quasi dimenticata. Fu sepolta con funerali religiosi islamici.


Un’anima irrequieta

Valentine de Saint-Point fu una donna che visse in anticipo sul suo tempo. Femminista ante litteram, futurista dissidente, danzatrice visionaria, mistica convertita: la sua vita fu un continuo rifiuto delle convenzioni. Scandalo e provocazione furono per lei strumenti di libertà. Non cercò mai il consenso, ma solo l’espressione piena di sé. Oggi la ricordiamo come una delle figure più libere e complesse del Novecento: una donna che danzò, scrisse, amò e pensò senza mai chiedere permesso. Un’Erinni moderna, un’Amazzone del pensiero, una Semiramide della parola.

// RIFERIMENTI_BIBLIOGRAFICI

Giovanni Lista, Valentine de Saint-Point. Une femme dans l’avant-garde futuriste, Paris, Éditions Mémoire du Livre, 2003.

Patrizia Veroli, Valentine de Saint-Point. Danza, futurismo e metachorie, Roma, Bulzoni, 2006.

Anna Maria Ruta, Valentine de Saint-Point. Futurista, femminista, mistica, Palermo, Duepunti Edizioni, 2010.

Nancy Locklin, Women’s Work and Identity in Eighteenth-Century France, Aldershot, Ashgate, 2007

Barbara Meazzi, Futuriste. Donne e futurismo, Roma, Rubbettino, 2012.

Silvia Bottinelli, Valentine de Saint-Point. Una donna futurista, Milano, Electa, 2018.