Emilia Zamara, La Cucina Italiana della Resistenza. Ricette di Minestre, Di Piatti regionali, di Pesce, di Legumi e di Dolci. Milano, Edizioni A. Barion, 1936.

La Resistenza nel 1936? Non è quella che pensate voi...
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1936

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Emilia Zamara, La Cucina Italiana della Resistenza. Ricette di Minestre, Di Piatti regionali, di Pesce, di Legumi e di Dolci. Milano, Edizioni A. Barion, 1936.

(195×130 mm). Pagine 351, [1]. Brossura editoriale stampata. Piatto anteriore della brossura staccato altrimenti perfetto esemplare.

Rara prima edizione di questo classico della cucina di Resistenza italiana. Non si tratta però della Resistenza cui tutti siamo portati a pensare, tutt’altro! Si tratta infatti della Resistenza a quello che in copertina viene definito ‘l’iniquo assedio economico’. Si tratta insomma di un testo di cucina autarchica, volto ad aiutare gli italiani a resistere contro l’embargo imposto all’Italia dalla Società delle Nazioni, ovvia conseguenza dell’italica aggressione all’Etiopia. Sull’argomento, oltre ai vari articoli pubblicati nel sito del Garum, Biblioteca e Museo della Cucina, vi invitiamo a leggere il bell’articolo di Marco Innocenti pubblicato su Il Sole 24 ore del 17 novembre 2009 e disponibile interamente a questo link, di cui vi riportiamo un estratto:

‘La penisola si scopre isola e vuole diventare autosufficiente. L’autarchia, figlia delle sanzioni, è una frustata per il popolo e ne eccita l’orgoglio. Gli italiani sono chiamati dal fascismo a “consumare Italia”. Il regime alimenta il mito dell’autosufficienza. Si sostituisce il tè con il carcadè, il carbone con la lignite, la lana con il lanital, si abolisce il caffè “che fa male”, si raccolgono gli stracci, la carta, le pentole di rame, si sostituisce il cuoio con impasti vari, si estrae il cotone con le fibre di ginestra, si mobilitano le sezioni del Dopolavoro per “dare il massimo impulso alla coniglicoltura”. Le donne calzano scarpe con suole di sughero, gli uomini di gomma. Nelle pentole entrano più castagne che carne e la cicoria è promossa a caffè. Sui muri, a incitare gli italiani a una forte coscienza nazionale, spiccano i fatidici slogan firmati Mussolini. Il più diffuso è: “E’ l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende”. E la parola spada si rivelerà profetica’…

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