Jean Zuallart, Il devotissimo viaggio di Gierusalemme. Fatto, e descritto in sei libri. Dal signor Giovanni Zuallardo, cavaliere del Santiss. Sepolcro di N. S. l'anno 1586. Aggiontivi i disegni in rame di varij luoghi di Terra S. & altri paesi, In Roma, appresso Domenico Basa, 1595.

Uno dei più bei libri di pellegrinaggio del Cinquecento
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1595
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Jean Zuallart, Il devotissimo viaggio di Gierusalemme. Fatto, e descritto in sei libri. Dal signor Giovanni Zuallardo, cavaliere del Santiss. Sepolcro di N. S. l’anno 1586. Aggiontivi i disegni in rame di varij luoghi di Terra S. & altri paesi, In Roma, appresso Domenico Basa, 1595.

In-8° (170×125 mm). Pagine 351, [14] con 2 tavole ripiegate incise in rame fuori testo e 45 illustrazioni finemente incise in rame nel testo di cui molte anche a piena pagina. Legatura secentesca in pergamena, titoli in oro su tassello al dorso. Minime bruniture ma ottimo esemplare.

Seconda edizione accresciuta e corretta di uno dei più importanti libri di pellegrinaggio del Cinquecento, profusamente illustrato sia con vedute delle città toccate dal pellegrinaggio sia con scorci di Gerusalemme e dei suoi luoghi più sacri, fra cui non può mancare certo il Tempio ed il Santo Sepolcro.Di particolare pregio e interesse cartografico le mappe dell’Italia, delle Tremiti e di Zante, Candia e Palestina.
Le splendide incisioni sono opera di Natale Bonifacio e sono realizzate partendo dai disegni originali fatti da Zuallart durante il viaggio.. Così racconta questa incredibile opera di viaggio e pellegrinaggio Stella Fanelli nella sua introduzione all’edizione del Devotissimo Viaggio fatta da CISVA nel 2007 (e disponibile cliccando qui):

Il devotissimo viaggio di Gierusalemme dello storico e giurista belga Jean Zuallart è la testimonianza della fede e dell’amore per la conoscenza (di cui il viaggio è sempre metafora ), che animano un’intera epoca. Jean Zuallart ebbe la fortuna di ricoprire numerose cariche pubbliche che lo portarono a girovagare per l Europa drammaticamente segnata dalla Riforma luterana e nel 1580 gli venne affidata l’educazione dei figli del Barone Merode, incarico grazie al quale gli venne pure offerta l’occasione di viaggiare per le terre di Germania e d’Italia al seguito di uno dei suoi giovani protetti. I due protagonisti di questi viaggi manifestarono subito il desiderio di concludere la loro esperienza con la visita ai luoghi sacri alla Cristianità.

Zuallard ed il suo discepolo s’imbarcarono a Venezia il 29 giugno del 1586 con un gruppo di pellegrini italiani e francesi; il gruppo giunse nella città di Jaffa il 25 agosto dopo mesi di avventure, disagi, speranze. Arrivarono via terra fino a Gerusalemme e visitarono anche Betlemme. Lasciata la Terra Santa si diressero a Tripoli attraversando il Monte Carmelo, Acri, Tiro, Sidon e Beirut. Arrivarono a Tripoli il 16 settembre e poterono salpare per Venezia attraversando Cipro e Corfù solo un mese più tardi. Zuallart denuncia, nella dedicatoria, sia pur solo retoricamente, i propri limiti, il senso di inadeguatezza nello scrivere, ma tuttavia non rinuncia al suo proposito: quello di offrire il resoconto puntuale e fedele della propria esperienza di uomo e di cristiano ai futuri pellegrini, a beneficio di questi ultimi che potevano così giovarsi dei consigli, delle informazioni sui luoghi e sui costumi dei popoli orientali.

Da sottolineare l’importanza di questo testo per due considerazioni in particolare. La prima è che queste memorie di viaggio contribuiscono notevolmente a ricostruire la geografia e la storia di un’epoca così lontana nel tempo attraverso gli occhi, le analisi di un uomo eclettico mai pago di conoscenza e avventura. Possiamo ancora riscontrare un copioso apparato iconografico che correda sempre il testo di cartine assai precise nella rappresentazione degli spazi e accurate nei dettagli antropici, il che si aggiunge ai vantaggi che il pellegrino può trarre dalla lettura e dall’uso di questo libro che si configura così come una vera e propria guida. Le illustrazioni sono di soggetto originale e opera dello stesso Zuallart, abile disegnatore di bozzetti ma in vista dell’edizione l’ autore si avvalse della collaborazione di un noto incisore dalmata, Natale Bonifacio (1537-1592), nato a Sibenic, ma attivo dapprima a Venezia e in seguito a Roma dove divenne membro dell’Accademia dei Virtuosi.

La seconda considerazione è di carattere linguistico. Il testo è scritto in italiano per la maggiore diffusione che l’opera avrebbe avuto anche in Medio Oriente ma una tale scelta da parte dell’autore è anche il segno dell’importanza del ruolo che l’Italia ha rivestito nei fatti culturali e sociali di tutta Europa, inscrivendosi, geograficamente nel mare Adriatico, il crocevia di tutti i viaggi e pellegrinaggi del passato […] Infine, la prima parte del viaggio consente di ricostruire una linea adriatica: l’autore si sofferma lungamente nella descrizione di tutti i porti italiani quali quello di Venezia, Trieste, Chioggia , Ancona , Pesaro, Foggia, Barletta, Brindisi, Otranto, Santa Maria di Leuca, oltre che di quelli istriani, dalmati, albanesi. Di ogni città l’autore non esita a parlare diffusamente della sua storia, delle sue origini, persino dell’etimologia dei toponimi alla ricerca di indizi storici più precisi…’.

Tobler p. 83; Röhricht n. 797.

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